 Quando abbiamo intrapreso il viaggio che ci ha condotto a L’Aquila, non sapevamo che al rientro avremmo portato più valigie della partenza. Eppure non siamo partiti leggeri !!!
Un’auto piena dei nostri bagagli, affiancata da un furgoncino, carico di tutto il materiale tecnico necessario per realizzare le attività di animazione programmate (cinema, karaoke, tombolata), oltre a 40 kg di mozzarelle donate dai nostri caseifici, nonché premi e materiale cartaceo per le attività scolastiche ed oratoriali messe a disposizione da alcune cartolibrerie della diocesi.
Ricordo ancora la concitazione dei giorni che hanno preceduto la partenza, le tante domande sul come porsi e sul cosa e come fare per aiutare le persone che avremmo incontrato, nonostante il report per i volontari di Caritas Italiana. Eppure la voglia di partire era tanta! Dopo aver ricevuto il “mandato ufficiale del volontario” da Don Alfonso De Balsi, il nostro direttore, la sera precedente, presso la Chiesa di S. Caterina in Alife, tra le mozzarelle da caricare ed una fetta di torta mangiata quasi per strada per augurare buon onomastico ad Annamaria, finalmente nel primo pomeriggio del 25 partiamo. Ricordo ancora l’impatto emotivo provato, giungendo nei pressi del capoluogo abruzzese: una segnaletica stradale alternativa, di colore rosso, che di volta in volta indicava i C.O.M. (Centri Operativi Misti) faceva intuire che in quei posti qualcosa di diverso si era verificato e poi la prima tendopoli azzurra, apparsa dinanzi a noi in prossimità della stazione di servizio di Valle Aterno. È strano, ma era come se il mio cervello d’improvviso cominciasse a realizzare cosa fosse davvero successo! E’ ormai sera quando giungiamo alle tendopoli di Bagno, dove troviamo ad attenderci Don Armando ed il Diacono Francesco e c’è solo il tempo di salutarsi e andare nelle tende assegnate per riposare. Il mattino seguente iniziamo a prendere confidenza con il luogo. La Parrocchia di Bagno è divisa in cinque tendopoli: Bagno Cimitero e Bagno Chiesa in prossimità del cimitero e della chiesa distrutta, il cui orologio si è fermato all’ora della prima scossa del 6 aprile (23.10); il campo di Lilletta ad un km più in basso e i campi di San Benedetto e di Vallesindola a tre km più in alto, a circa 500-700 m slm. La popolazione è stata divisa tra le tende installate nei pochi slarghi presenti in quell’ambiente montano, accorpando a volte anche nuclei familiari diversi per ottimizzare gli spazi. Poco prima della messa domenicale, celebrata da don Armando nella tenda che ha preso il posto della chiesa, veniamo presentati agli altri volontari caritas che ci accompagneranno nei primi giorni del nostro servizio. Sono tutti simpatici e ci salutano calorosamente. Intanto iniziamo ad incontrare le persone del luogo, prevalentemente anziani, che ci accolgono, dandoci il buon giorno e regalandoci un sorriso che si illumina appena Don Armando dice che veniamo dalla sua diocesi, dimostrando tanto affetto nei suoi riguardi. Giorno dopo giorno, abbiamo così riempito fino all’orlo le valigie di confidenze, sorrisi, sogni, speranze, abbracci che ci hanno accompagnato nel rientro a casa e che porteremo sempre con noi. nella foto i volontari campani con quelli del
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